Caldaia a condensazione: le normative su installazione e smaltimento
21 giugno 2018
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La caldaia a condensazione è diventata la tipologia più utilizzata per i riscaldamenti delle unità abitative. Vediamo quali sono le normative legate all’installazione.
La norma UNI 11071 sui criteri di progettazione, di installazione, di messa in servizio e di manutenzione degli impianti domestici e similari che utilizzano gas combustibili, asserviti ad apparecchi a condensazione ed affini di portata termica nominale non maggiore di 35 kW, tratta e prevede due tipologie diverse di impianti con i rispettivi metodi di smaltimento.
Il primo per eliminare la condensa che proviene dall’interno della caldaia, la seconda per lo smaltimento della condensa che proviene dal sistema di scarico dei fumi.

 caldaia a condensazione
Nella norma è scritto che la caldaia a condensazione con potenza al focolare inferiore a 35 kW può scaricare in fogna senza dover neutralizzare l’acidità dei fumi. Per quanto riguarda le peculiarità della condensa all’interno dei sistemi di raccolta, è necessario prendere a riferimento la norma UNI 11071 che regolamenta le varie caratteristiche degli scarichi per una caldaia a condensazione che ha una potenza inferiore a 35 kW, in questo modo si rientra entro i limiti di legge ben visibili nel D.lgs. 152/2006 per lo scarico in acque superficiali.
All’interno della UNI 11071 si possono diversificare alcuni casi.
Il primo riguarda l’installazione di una caldaia a condensazione in un locale per uso abitativo.

Nella UNI 11071 si distinguono i seguenti casi: Per utilizzi civili non si rendono necessari particolari accorgimenti essendo i condensati abbondantemente neutralizzati dai prodotti dei lavaggio e degli altri scarichi domestici. Per le caldaie con una potenza e una portata termica nominale superiore ai 35 kW bisogna controllare le indicazioni della normativa tecnica UNI 11528:2014. Secondo questa norma infatti per gli impianti con una portata termica nominale maggiore di 200 kW è sempre d’obbligo un trattamento di neutralizzazione. In ambito residenziale, va fatto riferimento al numero di appartamenti serviti, mentre in quello non residenziale, al numero di utilizzatori.

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